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Molto simile per struttura geologica al vicino Monte Zatta, il Ramaceto
domina la Val Fontanabuona e l’ampia area del gruppo montano che ricade
nei comuni di Borzonasca, Favale di Màlvaro, Lorsica, Orero, Rezzoaglio
e San Colombano Certenoli. É una meta irrinunciabile per chi ama la
natura e vuole essere rapito da panorami indimenticabili.
La
cima la si può raggiungere attraverso numerosi itinerari con partenza:
Dal Passo della Forcella,
Dal Passo di Romaggi,Da Croce
d’Orero, Da Pian dei Ratti, Dall’abitato di Ventarola ,
io sono partito da quest’ultimo itinerario.
Uscita al casello
autostradale di Lavagna (autostrada Genova-Livorno), si raggiunge
Carasco, poi si prosegue sulla strada per Santo Stefano d’Aveto fino al
passo della Forcella (875m); si percorrono alcuni km prima d’incontrare
il cartello stradale che indica la strada per l’abitato di Ventarola
(846m).
Dal posteggio si
prosegue per un centinaio di metri fino ad incontrare il segnavia, dove
il Parco dell’Aveto ha recentemente recuperato un immobile destinandolo
a rifugio, mantenendone però le caratteristiche originarie
(disponibilità 12 posti letto).
Da lì si segue il
percorso che costeggia la destra di un ruscello fino ad un ponticello;
attraversato quest’ultimo, si prosegue sino ad un ampio prato prima di
entrare in un bosco. Gran parte del cammino è all’interno di questo
vasto bosco, cammino che tuttavia non presenta grandi dislivelli, ma
anzi si fa segnalare per la tranquillità e la bellezza suggestiva
dell’ambiente.
Seguendo
attentamente le indicazioni segnalate da triangoli verniciati di giallo
su cippi e rocce, si arriva dopo circa 45’ ai piedi della vetta, in uno
spiazzo assolato dove è possibile ristorarsi prima di affrontare
l’ultimo tratto, il più faticoso, il più ripido.
Inerpicandosi su per
la montagna, si può ammirare la valle sottostante e, in questa splendida
giornata di sole, il mare che si confonde con il cielo all’orizzonte.
Giunti sulla cima, dove è presente una cappelletta costruita dal CAI di
Chiavari, il paesaggio ricambia generosamente le energie spese: dalla
vetta è possibile ammirare non solo Chiavari e il suo golfo, ma anche,
alle spalle, una imponente catena di monti a cavallo tra Liguria e
Piemonte (c’è chi afferma che, nelle splendide giornate estive, sia
possibile vedere persino il Monviso).
Dopo essermi
adeguatamente riposato e goduto lo spettacolo, inizio a montare
l’attrezzatura e mi accorgo che sfortunatamente ho dimenticato di
portare con me il supporto dell’antenna.
Costretto a
sorreggere l’antenna da me, accendo la radio e faccio le prime chiamate:
per la prima mezz’ora le stazioni che collego sono veramente poche.
Molti colleghi OM hanno preferito attendere l’inizio del contest alle
ore 14 UTC: e così alle 16, ora locale, riesco a fare in pochi minuti
qualche collegamento in più. Ma la posizione di fortuna e il disagio di
dover fare da supporto umano all’antenna, mi convincono ad abbandonare
la cima e a ridiscendere a valle.
72’
de Ik1YPD Giorgio I-QRP # 806 |